Piazzale Re Astolfo, 1
c/o Palazzo dei Pio
41012 Carpi (Modena)
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fax 059 649976
archivio storico comunale
Progetto Trecento
 

Archivio Pio di Savoia

BIBLIOGRAFIA

La Famiglia Pio, dal 1450 Pio di Savoia

Le origini della famiglia Pio, che ha esercitato la signoria su Carpi per circa due secoli (1331-1527), vanno ricondotte alla consorteria dei "Figli di Manfredo", documentata con una certa continuità a partire dal XII secolo e da cui discendono molte nobili famiglie, tra cui i Pico della Mirandola, i Roberti, e i Papazzoni.
Nel 1168, tra gli esponenti di tale gruppo parentale che prestano giuramento di cittadinanza al comune di Modena compare Pio del fu Bernardino dei "figli di Manfredo", eponimo della casata, che riveste in seguito rilevanti cariche comunali (negli anni 1177-1178 è attestato come podestà di Modena e incluso tra i rettori della societas Lombardorum). Ugualmente alcuni dei suoi figli e discendenti ricoprono cariche podestarili o altri importanti uffici in diverse città dell'Italia centrosettentrionale, ma rimangono radicati a Modena, tanto da dare il nome alla contrata de Piis, dove sorgono le residenze della famiglia, che acquista sempre maggiore importanza e ricchezza, grazie anche ad oculate alleanze matrimoniali.
Nel 1216 il Castrum di Carpi e il territorio di sua pertinenza passano sotto il controllo politico-giurisdizionale del Comune di Modena. Il legame, benché articolato e mai pacifico, si protrae per oltre un secolo, sino al sostanziale avvio dell'esperienza signorile dei Pio, di cui può essere considerato, in un certo senso, premessa.
Nella seconda metà del Duecento Modena è travagliata da una lunga lotta intestina, nella quale la parte guelfa, nel 1288, consegna Modena (e Carpi) ad Obizzo II d'Este.
I Pio sono legati alla fazione ghibellina; tra loro spicca Egidio Pio che dopo l'esilio a Verona, nel 1306, assieme a Manfredo e Giovanni Pico dalla Mirandola, è a capo della fazione modenese della lega (a cui partecipano il Comune di Bologna, Guido Bonaccolsi, signore di Mantova e Alberto della Scala, signore di Verona) contro Azzo d'Este, che è cacciato da Modena. In questa occasione tra i Pio emergono Guido, figlio di Egidio, e il cugino Manfredo, di Federico, che nell'ottobre dello stesso anno sposa Flandina di Gandolfo, detto Proposto de' Brocchi di Carpi ascritto in quell'anno alla nobiltà modenese (assieme a un altro carpigiano, Zaccaria Tosabecchi).
Flandina porta in dote a Manfredo «tutti i diritti e le onoranze» che spettano al padre: Manfredo nel 1327 ottiene conferma del possesso della "terra" di Carpi, che ha occupato militarmente dopo un periodo quanto mai combattuto, sia dall'autorità papale, sia da Ludovico il Bavaro.
Nel marzo del 1331 Giovanni di Lussemburgo investe Manfredo del feudo di Carpi, indivisibile e trasmissibile per linea maschile, e gli attribuisce il vicariato imperiale di Modena, unitamente a Guido, con pieno e assoluto dominio. I due Pio restano vicari sino alla primavera del 1336, quando cedono il titolo agli Estensi, in cambio, per Guido, del borgo e distretto di San Felice (ma non potrà goderne a lungo in quanto muore nel successivo 1337), e per Manfredo del territorio di Carpi, che dopo la sua morte, nel 1348, passa all'unico figlio maschio, Galasso I.
Nel tempo, i Pio che si succedono nel dominio in Carpi ottengono nuove e importanti investiture territoriali, tra le quali ricordiamo quella di Novi (1389) concessa dall'imperatore Venceslao e quella dei numerosi feudi delle colline e montagne modenesi, concessi dal marchese Nicolò d'Este a Marco I e fratelli Pio nel 1405.
Nel 1450, Alberto II Pio, per i servizi militari resi a Ludovico di Savoia, ottiene l'aggregazione alla casa sabauda e la concessione ad aggiungere il predicativo al proprio cognome, estesa anche ai fratelli e ai loro successori. Ma la forzata contitolarità del governo del feudo porta ad inevitabili scontri; negli stessi anni è già in atto una netta divisione in tre rami, convenzionalmente denominati: Albertino (da Alberto II), Gibertino (da Giberto II) e Galassino (da Galasso II).
Dopo la morte di quest'ultimo (1465), i suoi eredi accusati di essere coinvolti in una congiura ai danni di Borso d'Este, di cui peraltro sono nipoti, vengono estromessi dal dominio. Tra gli esponenti dei due rami rimasti, la rivalità scoppia negli anni Novanta del secolo, finché nel 1499 Giberto III cede la sua parte di Carpi al duca di Ferrara Ercole I, ottenendone in cambio il feudo di Sassuolo. Inizia il periodo più indagato della storia di Carpi, quello di Alberto III Pio, il principe umanista che nel 1525 viene dichiarato decaduto da Carlo V con l'accusa di fellonia.
Nel 1527 Carpi passa sotto il governo degli Estensi, che ne ricevono regolare investitura nel 1530. In città continuano a vivere alcuni discendenti del ramo di Galasso, che hanno dovuto rinunciare ad ogni pretesa sul feudo; la famiglia non assume cariche amministrative, in quanto nobiltà più titolata del luogo.
I documenti relativi al ramo Galassino costituiscono oggi, assieme alle copie delle investiture e dei privilegi più importanti ricevuti dalla famiglia, l'Archivio Pio di Savoia conservato a Carpi, mentre molte carte relative agli altri due rami principali dopo varie peregrinazioni, sono ora conservati presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, dove costituiscono l'Archivio Falcò Pio di Savoia. Altre carte Pio sono all'Archivio di Stato di Modena, all'Archivio di Stato di Milano, a Ferrara nell'Archivio dei conti Giglioli, presso l'Istituto di Studi Rinascimentali, e altre ancora probabilmente giacciono negli archivi delle grandi famiglie con cui i Pio si sono imparentati nel corso dei secoli.
La documentazione rimasta a Carpi è pervenuta alla Commissione di Storia Patria e Belle Arti nel 1899 per deposito degli eredi: tuttora alcuni discendenti della famiglia Pio vivono a Roma, altri in Inghilterra e altri negli Stati Uniti.

Il complesso archivistico
 
Il fondo è conservato in due prestigiosi armadi lignei della prima metà del Novecento e consta di 129 buste, per complessivi 23 metri lineari. Le buste numerate da 1 a 22 bis (in tutto 44), contengono documenti originali e in copia ordinati cronologicamente dal 1212 al 1796. Questi materiali assai eterogenei (testamenti, contratti, doti, ma anche copie di privilegi antichi ecc.), corrispondono quasi totalmente ai documenti descritti in un repertorio antico, compilato nel 1872 da Argimiro Benatti e conservato in sede. Nelle buste numerate da 23 a 72 (in tutto 85), la documentazione copre un arco cronologico che va dal XIV al XIX, ma prevale quella dei secoli XVIII e XIX. Qui si possono individuare diversi tentativi di ordinamento, fra cui uno «per persona» da 45 a 47 bis e da 49 a 55 bis (17 buste), probabilmente ascrivibile ad Alessandro Giuseppe Spinelli, autore anche del Catalogo dell'Archivio Guaitoli. Il rimanente materiale è ordinato per «argomento» o «materia».

Informazioni utili
Visitando il sito dell'Archivio di Stato di Milano
www.archiviodistatomilano.it   
si può accedere tramite la Guida on line al soggetto produttore Famiglia Pio di Savoia
e avere informazioni sul complesso archivistico lì conservato.